Kosciusko National Park - Micro Avventura

Australia. Montagna. Tempo.

Sono le 6 della mattina del 26 Dicembre. Dal venticinquesimo piano a Southbank, Melbuorne, l’alba è emozionante. Il sole non c’è ancora, ma si percepisce che tra poco farà la sua apparizione per iniziare un nuovo giorno. Il cielo è una totale esplosione di colori. Rosso, Giallo, Arancione, Bianco, Blu. Alla mia destra ho la baia di Melbourne dove intravvedo il ferry, che tra poco partirà per la Tasmania. E in lontananza quello che presumo essere il contorno di quella che potrebbe essere Phillip Island. Un po più in là c’è il West Gate Bridge, il quale unisce Melbourne e la parte ovest del Victoria; solitamente è congestionato da macchine che entrano ed escono, oggi è spoglio dai suoi pendolari. Invece davanti a me ho il CBD (Central Business District) di Melbourne che riflette, amplifica e carica maggiormente il passaggio dal buoi della notte al nuovo giorno.

Ho passato la notte sul divano a casa di Trent, un mio amico, che avevo conosciuto quattro anni fa a Brisbane, e col quale abbiamo deciso di andare a camminare in montagna. Il divano era in pelle e a forma di “L”. Al suono della sveglia mi sono ritrovato con la testa su un’estremità della elle e i piedi su di un’altra. Troppo caldo. 29° registrati durante la notte. Però la mattinata era fresca ed energizzante. Lo zaino era li, sempre pronto per nuove avventure. Questa volta stavo per partire per la Perisher Valley in New South Wales. C’è un concetto particolare chiamato Aussie10Peaks. Essenzialmente si tratta di fare le 10 vette più alte d’Australia, alla fine ne faremo 12. Fortunatamente tutte si trovano nella stessa area all’interno del Kosciusko National Park. Tra queste c’è la più alta Mt. Kosciusko (2.228m), che fa parte dei Seven Summit. 

La mia amata e ormai assicurata attrezzatura è arrivata in extremis, l’ultimo giorno disponibile. Il 23 Dicembre è arrivato il pacco dall’Italia con tutto il necessario. Così, dopo un’ottima colazione, intorno alle 7.30, ci mettiamo in macchina direzione Charlotte Pass. Da Melbourne sono circa 616km per arrivare a Kosciusko National Park. Le strade dopo Natale sono deserte, però gli australiani e non solo loro sono pronti per il famoso e tanto atteso Boxing Day. (Ci sono saldi pazzesci in tutti i negozi). Trent mentre usciamo dal parcheggio e ci mettiamo in strada mi fa notare che due grandi magazzini nel centro del CBD hanno aperto le porte alle 5 del mattino per “appassionati” dello shopping. 

Le strade australiane hanno due vantaggi: larghe e dritte. A metà percorso ci fermiamo su una città che come tante altre mi fa sorgere una domanda: su cosa vivono questi posti? Alcuni luoghi sono estremamente isolati dai centri cardine dell’Australia. Ognuno però ha una sua singolarità. Solitamente prendo un Latte, e da buon italiano lo bevo come se fosse un Espresso, mentre Trent prende un Long Black e lo sorseggia con gusto. Adesso è il mio turno di guidare. Dopo sette anni sono tornato a guidare a sinistra. Non ho preso nessuna strada contro mano. Le restanti 4 ore prima di arrivare a Charlotte Pass trascorrono senza alcun imprevisto. Trent ed io ci scambiamo alla guida con un tempo di 2ore ciascuno.

Mt. Twynam (2.195m)

Mt. Twynam (2.195m)

Intorno le quattro del pomeriggio spegniamo il motore e ci carichiamo gli zaini sulle spalle. Per oggi ci siamo prefissati di fare tre vette e poi campeggiare per la notte vicino alla terza. Il percorso non sembra avere difficoltà importanti, ma la natura non dev’essere mai sottovalutata. In oltre in Australia bisogna stare attenti a tutti quei “carini” animaletti, che con un solo sguardo ti fanno rimanere sul posto. Per esempio abbiamo notato alcuni Funnel Web, o questo è quanto a noi è apparso dopo una ricerca su Internet. Passato il Blue Lake, un piccolo lago sotto la vetta numero uno, proseguiamo proprio in direzione di essa. Mt. Twynam (2.195m). Ciò che mi stupisce, e non solo perché sono un italiano in Australia, ma lascia incredulo anche Trent, Australiano DOC, è la permanenza di neve sulle montagne. Non l’avrei mai detto che in Down Under ci potesse essere la neve durante l’estate.

La stanchezza si fa sentire. Non vediamo l’ora di piantare la tenda e mangiare qualcosa. La giornata è stata lunga e mancano ancora due vette per riposarci. Watsons Crag Dome (2.136m), che è la vetta 1.1 e non si conosce il nome, è li a fianco quindi riusciamo a farla velocemente, ma ci fermiamo a vedere il paesaggio che merita assolutamente. Gli alberi sull’altro versante creano un gioco di bianchi e neri. Ammirando il paesaggio che ci circonda ci dirigiamo verso la terza e ultima vetta della giornata, Carruthers Peak (2.145m). La temperatura si abbassa e inizia a soffiare un po di vento. In vetta troviamo un spazio che si adatta perfettamente alla tenda e decidiamo di montarla li. La giornata è quasi conclusa, ceniamo col riso che avevamo preparato la sera prima e diviso in tre porzioni ciascuno.

Vista dal Watsons Crag Dome (2.136m)

Vista dal Watsons Crag Dome (2.136m)

La notte porta consiglio, ma porta anche tanta acqua. La pioggia è caduta costantemente durante la notte e non sembra voglia smettere. Insieme ad essa c’è una folta nebbia che non permette di vedere oltre i cinque metri. Non ci resta altro che aspettare finche non smetta o migliori leggermente. Dalle 7.30 che avevamo impostato la sveglia rimarremo in tenta fino le 11 quanto sentiamo le voci di alcune persone che passano accanto a noi. A quel punto decidiamo di smontare la tenda e riprendere la camminata. Il secondo giorno inizia a metà giornata ed è quello più impegnativo perché dobbiamo fare 6 vette, in ordine di percorrenza: Mt. Dubious (2.132m), Alice Rawson Peak (2.160m), Mt. Townsend (2.209m), Abbott Peak (2.145m),Byatts Camp (2.159m), Mt. Kosciusko (2.228m).

La giornata si è trasforma rivelandosi essere la migliore che abbiamo avuto. Nel pomeriggio il cielo si è aperto lasciandoci ammirare il paesaggio, e le temperature rimandando relativamente basse non hanno fatto uscire le migliaia di mosche che usualmente ronzano intorno alle persone aggressivamente. Annoiandoti! Dopo la pioggia, i raggi del sole fanno brillare tutto quello che toccano, i diversi laghi che incontriamo sul percorso diventano dei veri specchi dove il cielo si riflette al loro interno, le rocce ricoperte di licheni, stile posa, si fanno notare per la queste macchie colorate di verde, giallo, arancione, nero. Da Mt. Townsend si riesce ad avere un 360° di quello che c’è intorno a noi. Le sfumature di blue che evidenziano le montagne e scandiscono la loro distanza da dove ci troviamo è superbo. Riesco a contare 9 layers. Da li si riesce a toccare con mano la profondità di un aria limpida e pulita.

Arriviamo sulla vetta più alta in Australia verso l’ora del tramonto e siamo solo in cinque. La cosa simpatica è che si può quasi arrivare in macchina per un’altra via, con la quale ci siamo dovuti collegare per gli ultimi 500m. Assurdo, ma fa pur sempre parte dei Seven Summit.

Avvicinandosi a Mt. Kosciusko, si può notare la (forte) presenza di neve

Avvicinandosi a Mt. Kosciusko, si può notare la (forte) presenza di neve

Anche qui la vista panoramica non manca, però ci fa compagnia anche un forte vento che abbassa drasticamente le temperature. Decidiamo di non fermarci più del necessario, qualche foto, un cinque, alcune chiacchiere con gli altri. Torniamo indietro e piantiamo la tenda in un ampio prato. Ormai è buoi, il sole è calato dietro l’orizzonte e le pile frontali sono la nostra fonte le illuminazione.

Esco a fare la pipi e il cielo è completamente stellato. Le nuvole sono state portate via da un forte vento che in quel momento stava ancora soffiando con potenza. Rientro in tenda e mi rinfilo nel sacco a pelo. Sono le 2.36 della mattina. Non potevo immaginare però che Eolo avrebbe riportato le nuvole tra qualche ora. Al nostro risveglio ci troviamo in mezzo ad una nuvola che ha annullato la visibilità. Anche questa mattina non premette nulla di buono, però fortunatamente non piove. Perciò decidiamo di prepararci e partire presto, sono circa le 6 e venti e oltre al forte vento tutto il resto va alla perfezione. Siamo in perfetto orario sul programma di marcia, anzi qualche ora in anticipo.

Ci rimangono da fare tre vette, tra cui Rams Head (2.190m), Rams Head North (2.177m) e Baldwin Peak (2.180m), prima di rientrare a Charlotte Pass. Scendendo da metà versante di Mt. Kosciusko il vento inizia a caricare con il monte e ovviamente contro di noi. E’ come se qualcuno stesse provando a fermarci. La camminata si fa pesante e alcune volte il passo successivo viene portato via dal vento spostandoti il baricentro. Abbiamo capito che Eolo sarà il nostro terzo compagni per quest’ultima giornata. Rams Head North è stato forse, a mio parere, la vetta più bella per la sua formazione rocciosa.

Avvicinamento a Rams Head North (2.177m)

Avvicinamento a Rams Head North (2.177m)

Il rientro verso Charlotte Pass è una lunga passeggiata in mezzo ai lunghi prati australiani caratterizzati da una larga varietà di fiori e erbe. Capiamo che manca poco ad arrivare quando cominciamo a vedere gli alberi, che per tutto il percorso non si erano mai fatti vedere.

Spesso non serve andare lontani o in posti esotici per stare in mezzo alla natura e fare della sana e pura avventura. E poi quale miglior regalo avrei potuto farmi per il mio 26° compleanno!
Adesso che ho fatto il Mt. Kosciusko vuol dire che devo fare anche i rimanenti sei?