Persone. Terremoto. Nepal.

Sabato 25 Aprile 2015 alle ore 12 circa del pomeriggio la terra ha vibrato. Si è mossa bruscamente. La scossa è stata talmente intensa da mettere in ginocchio l’intera nazione Nepalese. La potenza ho toccato magnitudo 7.8 cambiando la natura di percorsi d’acqua, di montagne e soprattutto ha spazzato via case e villaggi interi, cancellando tante vite. Un evento naturale che ogni cento anni la popolazione Nepalese si aspetta di vivere. Dopo neanche un mese è arrivata un’altra scossa, magnitudine 7.3, causando ulteriori danni. Oltre a fattori naturali che noi non possiamo controllare, l’India ha imposto un blocco sul traffico col Nepal. Il governo indiano ha fatto ostruzione con l’arrivo di tanti materiali, cibo, benzina e altri beni raccolti da tutti gli angoli del mondo e fatti arrivare nei porti indiani. Questo blocco ha rallentato di molto il riprendersi, e anche il soccorso, della popolazione. Quando era fermo ad una stazione di rifornimento in Nepal, ricordo l’espressione e le parole di un ragazzo nepalese a cui chiesi quanto costava la benzina prima del blocco e dopo. Non mi disse neanche il prezzo. Mi disse subito “too much” (tantissimo): 250Rb a L. Adesso la benzina costa circa 75Rb a L. (Non dobbiamo fare l’errore di convertire la moneta locale con quella nostra, sarebbe un gravissimo errore!). 

Epicentri dei due terremoti in Nepal

Epicentri dei due terremoti in Nepal

Dopo aver partecipato nel settembre scorso al festival di Finale For Nepal come speaker, dove ho raccontato la mia prima spedizione in Islanda, decisi di fare la seconda avventura in Nepal. In qualche modo mi sentivo in debito con tutti coloro che hanno sostenuto me e che mi hanno aiutato a dar vita alla mia idea di progetto: Frostscape. Volevo nel mio piccolo poter ricambiare aiutando altre persone. Ho scelto il Nepal con lo scopo di dar voce alle sue persone raccogliendo esperienze dirette di quanto successo un anno prima. Di fatti la partenza è stata concordata per il 24 Aprile 2016. Dopo un lungo stop-over di 19 ore in Abu Dhabi sono atterrato a Kathmandu, al Tribhuvan International Airport. La prima cosa che mi ha colpito appena sceso dall’aeroplano era la costruzione dello stesso aeroporto in mattoni rossi. A confronto degli immensi vetri che rivestono la struttura dei più moderni aeroporti del mondo e non ultimo quello di Abu Dhabi. Mi ricorda molto l’aeroporto in Kuala Lumpur: sembrava una stazione degli autobus. 

Non sapevo ancora da quale sarebbe arrivato il mio zaino. Uno riportava nello schermo il numero del mio volo, l’altro invece stava trasportando i bagagli di altre persone che erano con me.

Mentre attendevo di raccogliere i miei bagagli, potevo già immaginare un comportamento confusionario del nepalese medio. Eravamo in pochi davanti al nastro porta bagagli e c’era disordine, confusione e baccano. Intanto il numero delle persone intorno ai due nastri aumentava drasticamente. Non sapevo ancora da quale sarebbe arrivato il mio zaino. Uno riportava nello schermo il numero del mio volo, l’altro invece stava trasportando i bagagli di altre persone che erano con me. Dubbio.

Raccolto il mio zaino mi diressi verso l’uscita dell’aeroporto. Così inizio la mia avventura in Nepal, accolto dal caldo, dai falsi tassisti che ti tormentano per portarti a Thamel, l’hub del turismo a Kathmandu, e dalle persone nelle vie di Thamel, che in stile agente top secret vengono dritti verso di te, ti guardano negli occhi per scostargli all’ultimo e mangiandosi qualche lettera ti chiedono se vuoi della droga. Ne approfitto di alcuni giorni per girare Kathmandu e vedere la città dopo un anno dal terremoto. A parte qualche casa distrutta e pali di ferro o legno che tengono su delle facciate a KTM non sembra che sia accaduto niente. Le case distrutte e abbandonate te le aspetti in una società come quella nepalese. Bisogna dire che si sono rimboccati le maniche e hanno sistemato al meglio possibile le strade della capitale. C’è ancora tanto lavoro da fare, anche perché il Governo Nepalese sta rilasciano con fatica i soldi che servono per ricostruire case, scuole e strutture varie.

Frana causata dal recente terremoto

Frana causata dal recente terremoto

Appena esci dai confini della valle di Kathmandu si palesano i danni causati dalle scosse. Ho dovuto raggiungere il villaggio di Syabrubesi a nord di KTM, vicino al confine con il Tibet, con un bus locale - solitamente ci mette 7 ore, io ne ho impiegate 17 ore e mezzo. Subito mi sono accorto di un altro aspetto del Nepal: quando parti non sai mai a che ora arrivi, ma ho osservato le altre persone che erano con me sul bus ed è impressionante la tranquillità con cui sanno aspettare. Quando eravamo fermi da ore sotto il cocente sole mi sono immaginato la stessa situazione in Italia: ci sarebbero state mille TV che intervistavano persone che si lamentavano del ritardo, di questo e di quest’altro. I due estremi di una realtà irreale. In ogni caso siamo arrivati a mezzanotte e mezza circa nel villaggi dove mi sarei trovato con alcune persone con le quali avrei intrapreso il cammino attraverso la valle del Langtang. Alla notte non si notavano alcuni particolari causa la poca illuminazione della strada e l’intenso buoi, ma alla mattina si potevano vedere case distrutte. Ho scelto il Langtang perché è una delle parti del Nepal che è stata maggiormente colpita dal terremoto. Di fatti Village Langtang è un villaggio che letteralmente non esiste più. Il versante sinistro della vallata ha rilasciato una quantità enorme di rocce e detriti che hanno sommerso l’intero villaggio. A mio parere il livello della terra dove adesso sta rinascendo il nuovo villaggio è più alto di alcuni metri rispetto al precedente.

Village Langtang è un villaggio che letteralmente non esiste più.

Durante il percorso sono visibili le numerose frane che ti accompagnano lungo la risalita da fondo valle, molte guest house che si trovano nel percorso sono chiuse, ma altre sono operative e ti ospitano calorosamente. Ti danno il benvenuto con un grande sorriso. Durante le mie ricerche prima di partire non ho trovato molte informazioni a riguardo la situazione alloggi, alcune erano fuorvianti, e dunque mi sono portato tenda e cibo con me. Quando vidi che erano aperte ne ho approfittato di consumare i pasti per portare dei soldi in questi luoghi isolati. Un aspetto positivo delle persone che ho incontrato in questa prima fase della mia permanenza nepalese è la volontà di ripartire. Ho scoperto che le ricostruzioni fatte fin ora sono tutte sostenute da privati o ONG; il governo non è ancora arrivato in queste vallate. Vedevo gruppi di persone di tutte le età che rompevano sassi, facevano la calce e ricostruivano piano piano il tutto. Dall’altra parte, l’aspetto negativo è che le stanno ricostruendo come prima. Alcuni esperti dicono che il prossimo terremoto sarà da aspettarselo tra 50 anni, e se davvero accadrà, questa situazione si verrà nuovamente a creare. Se non peggio.

Terrazzamenti della collina

Terrazzamenti della collina

In totale sono stato due mesi in Nepal: ho incontrato diverse persone che si occupano di altrettanti lavori, ho cercato di vivere come loro, ho raccolto storie, mi sono innamorato delle montagne, adoro il Dal Bhat e il Lassi. Ho visto il palese attaccamento ai soldi di diverse persone, ne ho conosciute altrettante di fantastiche, che siamo diventati amici e li ricorderò per sempre. Ho visto un popolo che sta lavorando per la ricostruzione, ho visto però anche tanta corruzione, e molti stanno aspettando che qualcosa accada, perché qualcuno gli ha fatto delle promesse. Ho corso sugli autobus, trasferimenti infiniti. Ho sempre mangiato col cucchiaio. Ho visto la natura inquinata nei più disparati modi. Ho visto un popolo che insegue le sue tradizioni e la sua cultura.

Ho viaggiato attraverso il Nepal.

 

La mia posizione live: